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Come lavorare con codice fiscale

Di in Lavoro on 19 gennaio 2016

Lavorare con codice fiscale tramite ritenuta d’acconto

Nel mondo del lavoro, soprattutto per quanto riguarda i servizi online ma non solo, c’è un po’ di confusione relativamente alla partita IVA e alla possibilità di lavorare con codice fiscale. A tale scopo è opportuno fare alcune precisazioni e spiegare come funziona la situazione da un punto di vista fiscale per i lavoratori autonomi. I liberi professionisti che svolgono attività per aziende terze possono lavorare con codice fiscale tramite ritenuta d’acconto, ma ci sono alcuni parametri che bisogno rispettare. La ritenuta d’acconto è una trattenuta relativa ai compensi dei lavoratori autonomi che prestano un servizio ai titolari di partita IVA, come aziende o liberi professionisti che agiscono come sostituti d’imposta. L’aliquota ordinaria corrisponde al 20% dei compensi, di conseguenza colui che commissiona il lavoro andrà a pagare l’ammontare dei compensi decurtato dell’importo complessivo della ritenuta d’acconto, che bisognerà poi versare al fisco tramite il modello F24.

Come fatturare al cliente senza partita IVA?

All’inizio della propria attività i liberi professionisti come blogger, traduttori, giornalisti freelance, ecc. non hanno la necessità di avere una partita IVA, ma solo nel caso in cui non si raggiunga un reddito superiore ai 5.000 euro annui. Ovviamente bisogna però rispettare degli adempimenti fiscali in modo che il reddito conseguito sia dichiarabile per il versamento delle tasse, al fine di regolamentare la propria situazione da un punto di vista fiscale. Per i lavoratori autonomi tale adempimento equivale appunto alla ricevuta con ritenuta d’acconto.

La procedura fiscale per lavorare con codice fiscale

Per lavorare con codice fiscale tramite ricevuta di prestazione occasionale con ritenuta d’acconto, bypassando quindi la necessità di possedere una partita IVA, bisogna seguire un determinato procedimento. Il lavoratore autonomo o il libero professionista deve innanzitutto emettere la ricevuta nei confronti del cliente che gli ha commissionato il lavoro. Il cliente quindi paga il lavoratore autonomo, impegnandosi a versare allo Stato la ritenuta d’acconto indicata sulla ricevuta entro il 16 del mese successivo al pagamento. Alla fine dell’anno il cliente deve inviare al lavoratore la certificazione di tale versamento della ricevuta. Infine il lavoratore, una volta avute le ricevute e le certificazioni necessarie, deve compilare la propria dichiarazione dei redditi, che può andare a sommarsi ad ulteriori eventuali redditi da dipendente. Tutto questo discorso è valido solamente nel caso in cui il cliente che commissiona il lavoro sia possessore di partita IVA, così da versare di conseguenza la ritenuta tramite il modello F24.

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